Seconda edizione
Il mondo indivisibile

Un poema che il suo creatore avrebbe voluto distruggere in punto di morte; uno che è stato distrutto e poi riscritto lontano dal mondo; un altro che ha finito per ditruggere l’integrità del suo creatore. Le strade dell’epica latina sono irte di ostacoli, procedono per linee spezzate. Come le vite dei suoi interpreti.
La stesura dell’Eneide assorbirà ogni energia di Virgilio; egli reinventa un genere, arricchendo i versi con l’unico artificio retorico che non è possibile insegnare: la vita. E così Virgilio diventa Enea, mentre il poeta rivela tutta la propria umanità: nell’abbandono di Didone si nasconde infatti il ricordo di un amore impossibile che potrà continuare a esistere nella poesia.
L’ultima notte di Ovidio si inoltra nel tortuoso labirinto della memoria, nell’estremo tentativo di ricucire il filo d’Arianna strappato da un tragico evento: la distruzione dei rotoli delle Metamorfosi. Rimettere ogni tassello al proprio posto è impresa ardua: le parole mutano, scompaiono in dissolvenza come sciami di meteore.
Quando l’amico Filodemo chiede a Lucrezio perché non abbandoni l’ambizioso progetto del De rerum natura per scrivere liriche d’amore, egli non risponde nemmeno. L’amore appartiene a un prima ormai distante: s’è dissolto in un mosaico di atomi come tutto il resto. E allora il dopo: Epicuro, l’assurdità delle passioni umane, la scomparsa del timore della morte, il pianto…
Cosa resta dunque di quel mondo che credevamo indivisibile quando proviamo a rimetterne in ordine le tessere? Una parvenza di senso o forse solo la follia di aver amato davvero.