Regia e drammaturgia: Francesco Puccio
Coreografie: Claudia Lo Casto
Data della prima rappresentazione: 16 febbraio 2017
Luogo della prima rappresentazione:  Educandato Statale “Agli Angeli”
“Basterà così la contrazione del tempo ordinario in un millesimo straordinario e sapremo di non essere mai esistiti, di non avere mai avuto nulla a che fare con tutto ciò che, fino ad un istante prima, era stato il senso della nostra vita.”
Si congeda così Tito Lucrezio Caro al pubblico e alla vita. Ma qual è stato il senso della sua di esistenza? Carpire l’essenza segreta della natura e dell’universo significa anche mettere in discussione il proprio di mondo. C’è un prima nella vita di Lucrezio che i manuali non insegnano, un prima che i suoi stessi contemporanei sembrano ignorare: non lo sa Catullo, folle d’amore per Lesbia, né Gaio Memmio presso la cui dimora gli atomi sono più volte convenuti a nozze con le Muse, non può saperlo Marco Tullio Cicerone, il cui destino sembra intrecciarsi indelebilmente con quello del poema.
Quando l’amico Filodemo gli chiede perché non abbandoni l’ambizioso progetto del De rerum natura per scrivere liriche d’amore come gli altri poeti del suo tempo, Lucrezio non risponde nemmeno. L’amore appartiene a quel prima ormai distante: s’è dissolto in un mosaico di atomi come tutto il resto.
E allora il dopo: la filosofia di Epicuro, l’assurdità delle passioni umane, la scomparsa del timore della morte, il pianto…
Cosa resta dunque di quel mondo che credevamo indivisibile quando proviamo a rimetterne in ordine le tessere? Una parvenza di senso o forse solo la follia di aver amato davvero.

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