Regia e drammaturgia: Francesco Puccio

Coreografie: Claudia Lo Casto

Musiche: Ernesto Tortorella

Data della prima rappresentazione: 21 febbraio 2016, ore 19 e ore 21

Luogo della prima rappresentazione: Cava de’ Tirreni, Marte mediateca eventi – www.surrealistimarte.com

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«I morti sono sempre più numerosi dei vivi. Non parlano […] Eppure ascoltano. Sanno prima ancora che le parole vengano pronunciate. Sentono prima del rumore, sanno i passi e le voci. […] Salgono in alto, ancora più in alto, lassù… sulla scala dei sogni».

In basso, però, un gradino dopo l’altro, fino all’instabile base delle vite terrene ci sono gli uomini con le loro paure più segrete, le loro speranze irrealizzabili, i loro amori logoranti.

Tre uomini, prima che artisti: Salvador Dalì, Joan Mirò e Federico Garcia Lorca.

A loro è comune il destino di vivere in una Spagna dove la libertà è un lontano ricordo.

Diverse le reazioni: la cocciuta immobilità di Lorca – perché nella presenza c’è l’esistenza, prima che nella dicotomia morte/vita; le andate e i ritorni di Dalì – non necessariamente in quest’ordine per colui che ha dissolto il tempo; il rifugio nella creazione ardita di Mirò – anche quando essa comporti l’assassinio della pittura.

In un’atmosfera onirica è l’Arte in persona che sprona l’artista di Malaga a continuare l’indagine sulla sostanza dei sogni attraverso l’opera artistica che si frammenta nei colori della memoria: terra d’ombra, vermiglione, verde iris, zafferano.

Non meno onirici sono lo scrosciare del mare, la brezza del meriggio e i teli bianchi stesi sulla sabbia rovente dove Dalì e Lorca intrecciano un sodalizio che va al di là dell’arte, oltre il genio, in quello spazio grigio che svela la parte più nuda di animi troppo spesso costretti a camuffarsi.

Al pari delle vite ordinarie, anche quelle straordinarie sono destinate alla fine: passioni senza assuefazione e domande prive di risposta si arenano dinanzi a quella ordinatrice di destini e operaia di storie che è la Morte. Unica illusione, l’arte resta a guardarci dall’alto, sulla sommità, traballante ma tenace, della scala dei sogni.

 

Riprese da una prova aperta dello spettacolo

 

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