Scheda tecnica e artistica

Regia e drammaturgia: Francesco Puccio
Data della prima rappresentazione: 10 dicembre 2012
Luogo della prima rappresentazione: Pinacoteca Nazionale di Siena

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Descrizione e ragioni del progetto teatrale

Il progetto parte dal desiderio di creare un nodo storico e drammaturgico tra due straordinarie personalità artistiche vissute tra la fine del 1200 e la metà del 1300 e sull’influenza che essi hanno avuto sulla letteratura e la pittura italiane delle età successive: Francesco Petrarca e Simone Martini. Entrambi si collocano sulla linea frastagliata e sinuosa che corre attraverso il Trecento, secolo contraddittorio e complesso come tutte le età di passaggio, e che separa il Medioevo dall’età moderna.
Martini e Petrarca costituirebbero un modo diverso di concepire il reale: nella costruzione della drammaturgia ad un Martini simbolo di un’integralità della coscienza e del reale, pur in una continua ricerca di un senso da dare alla propria arte, si contrapporrebbe un Petrarca rappresentante di una frantumazione e di un dissolvimento di quel medesimo reale e di quella stessa coscienza. Ciononostante, è possibile concepire l’esistenza di un’immaginaria linea di confronto e di accostamento tra i due nel comune tentativo di superamento, pur partendo da principi teorici consolidati, della tradizione classica precedente. Il poeta aretino appare un uomo in bilico tra amore terreno e amore spirituale e, pertanto, caratterizzato da un dubbio e da un dissidio interiore che sembrano avvicinarlo ad autori successivi più di quanto non accada per Dante, e che lo spingono a negare e a ripudiare i desideri materiali giovanili. L’artista senese, superando gli schemi bizantini e aprendosi ad una rappresentazione che introduceva il senso dello spazio e l’uso della luce attraverso il colore, grazie anche all’esperienza di Giotto, anticipa con profonda sensibilità valori culturali propri dell’Umanesimo.
A completare il percorso drammaturgico, c’è anche un riferimento al poema di Mario Luzi, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, in cui il poeta immagina un viaggio che nel 1344 il pittore senese avrebbe compiuto nella propria terra natale in compagnia della moglie Giovanna e di altri personaggi, le cui voci si sovrappongono e si mescolano in un caleidoscopico gioco di prospettive. Per l’artista non si tratta tanto di un ritorno nostalgico nel luogo di origine, quanto del tentativo di individuare un ultimo tassello che, nel processo conoscitivo a ritroso verso le origini, permetta una migliore conoscenza di sé e della propria arte come visione del mondo.

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